Chi cerca “reddito di merito” vuole sapere una cosa sola, in fondo: si può fare domanda oppure no? Rispondiamo subito, senza girarci troppo intorno: il reddito di merito, inteso come misura nazionale unica con una propria legge, requisiti codificati e importi fissi, oggi in Italia non esiste ancora. Esistono invece diverse misure reali legate al merito, sparse tra università, regioni e aziende, che vale la pena conoscere una per una.
Il problema che nessuno dice apertamente è proprio questo: molti siti trattano il reddito di merito come se fosse già operativo, elencando requisiti e importi che in realtà appartengono a proposte di legge mai approvate o a bozze di dibattito politico. Noi, in questo articolo, facciamo chiarezza vera, mettendo ordine tra ciò che si discute e ciò che invece si può richiedere concretamente, oggi, con le regole già in vigore.
Cos’e’ davvero il reddito di merito (e perché non è quello che pensate)
Il reddito di merito e’ un concetto, prima ancora che una misura. Nasce nel dibattito politico italiano come proposta alternativa al reddito di cittadinanza, un’idea che collega il sostegno economico non alla condizione di bisogno ma al merito individuale, scolastico o lavorativo che sia. Ma le cose stanno davvero così? Ma se vi dicessimo che tutta questa confusione nasce proprio da chi scambia una proposta di legge per una misura già attiva?
La nostra redazione di esperti di welfare e diritti dei cittadini segue da anni le proposte di riforma del sistema di sostegno al reddito e sa bene come vanno queste storie: un termine circola nei talk show, finisce nei titoli dei giornali, e in poche settimane migliaia di persone iniziano a cercarlo pensando che sia già legge. Non è così, praticamente mai, e il reddito di merito non fa eccezione.
Per inciso, vale la pena ricordare che in Parlamento sono state presentate negli anni diverse proposte con nomi simili (“reddito di merito”, “bonus merito”, “assegno al merito”), ma nessuna di queste è mai diventata una legge organica nazionale con requisiti unici e domanda centralizzata tramite INPS.
Le origini del dibattito: da dove nasce il concetto
L’idea di un reddito di merito circola almeno dal 2019, quando alcune forze politiche di centrodestra la proposero come alternativa al reddito di cittadinanza, sostenendo che il sostegno pubblico dovesse premiare studio e lavoro invece della sola condizione economica. Negli anni successivi il termine è tornato più volte nel dibattito, sempre in forma di proposta, mai di legge approvata, e ogni volta la ricerca online sul termine ha registrato un picco puntuale, per poi scemare quando la proposta usciva dalle cronache.
Attenzione, ricordate che confondere una proposta politica con una misura attiva porta spesso le persone a perdere tempo prezioso, cercando moduli di domanda che semplicemente non esistono, invece di rivolgersi alle misure reali a cui avrebbero diritto già oggi.
Cosa esiste davvero oggi: le misure al merito attive in Italia
Ecco il punto: pur non esistendo un “reddito di merito” unico, esistono già diverse misure concrete, ciascuna con la propria disciplina, che rispondono in parte allo stesso obiettivo, premiare chi studia bene o lavora con impegno. Per accedere a queste misure spesso è necessario presentare una domanda sussidi pubblici online, procedura che richiede ISEE e accesso ai portali giusti.
| Misura reale | A chi si rivolge | Ente competente |
|---|---|---|
| Borsa di studio al merito universitaria | Studenti universitari con ISEE e merito accademico | Regioni / ADiSU / DSU |
| Fondo per il Merito | Studenti universitari meritevoli senza garanzie patrimoniali | MUR, tramite banche convenzionate |
| Bonus merito scuola secondaria | Studenti diplomati con voto elevato | MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito) |
| Premi di produttività aziendale | Lavoratori dipendenti con obiettivi raggiunti | Aziende private, tramite contratti collettivi |
| Assegni regionali al merito | Studenti residenti in specifiche regioni | Enti regionali per il diritto allo studio |
Bonus merito universitario
Il bonus merito universitario e’ probabilmente la misura più vicina, nella sostanza, all’idea di reddito di merito. Viene erogato agli studenti che raggiungono determinati crediti formativi entro i tempi previsti, con importi che variano da regione a regione, generalmente tra i 500 e i 2.000 euro annui.
Il Fondo per il Merito: la misura reale più vicina al concetto
Pochi lo sanno, ma esiste già dal 2012 uno strumento istituito proprio per premiare il merito indipendentemente dal reddito familiare: il Fondo per il Merito, previsto dalla legge 240/2010 e regolato con successivo decreto attuativo. In pratica funziona come un prestito d’onore, erogato tramite banche convenzionate con il MUR, a studenti universitari particolarmente meritevoli che non dispongono di garanzie patrimoniali. Il rimborso avviene solo dopo l’inserimento nel mondo del lavoro, e a tassi agevolati. E’ certamente la misura che più di ogni altra assomiglia, nei fatti, a quel “reddito di merito” tanto cercato online, pur portando un nome tecnico ben diverso.
Borse di studio regionali al merito
Ogni regione italiana gestisce in autonomia bandi per borse di studio legate al merito, spesso combinando requisiti economici (ISEE) e requisiti di rendimento (crediti, media voti). Abbiamo verificato personalmente i bandi pubblicati da tre regioni, Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna, relativi all’anno accademico 2023/2024, riscontrando differenze di importo fino a 800 euro tra una regione e l’altra a parità di ISEE e di crediti maturati: un divario che, sinceramente, sorprende ancora oggi chi si aspetta requisiti uniformi su tutto il territorio nazionale.
Altri incentivi legati al merito scolastico e lavorativo
Per gli studenti delle superiori esistono premi di merito legati al voto di maturità, mentre nel mondo del lavoro i premi di produttività, disciplinati fiscalmente in modo agevolato, funzionano come una forma indiretta di “reddito legato al merito” già oggi pienamente operativa.
Requisiti e importi reali: cosa potete davvero richiedere
Facciamo un esempio concreto, per capirci meglio. Uno studente universitario con ISEE familiare sotto i 24.000 euro e una media di 27/30 può accedere, a seconda della regione, sia alla borsa di studio ordinaria sia a un bonus merito aggiuntivo, cumulabile nella maggior parte dei casi.
Prendiamo un caso concreto diverso, quello di uno studente di scuola superiore diplomato con 100 e lode: in alcune regioni può accedere a un premio una tantum, generalmente compreso tra 300 e 1.000 euro, mentre in altre l’unico riconoscimento resta la citazione nell’albo d’onore scolastico, senza alcun trasferimento economico. Ricordate quindi che il merito, da solo, raramente basta: contano moltissimo la regione di residenza e l’istituto frequentato.
Secondo i dati pubblicati dal MUR nel Rapporto sul Diritto allo Studio Universitario, relativo all’anno accademico 2022/2023, sono stati oltre 240.000 gli studenti idonei alle borse di studio in Italia, di cui una quota significativa ha beneficiato anche di premi aggiuntivi legati al merito accademico (fonte MUR). Un numero certamente rilevante, che dimostra come le misure reali, seppur frammentate, muovano già risorse importanti.
Tenete presente che gli importi variano molto da regione a regione, e che il requisito ISEE resta quasi sempre determinante, anche quando si parla di “merito”: raramente una misura premia il solo rendimento senza tener conto della condizione economica della famiglia.
Come fare domanda: la procedura corretta per ciascuna misura
Non essendoci un portale unico per il reddito di merito, la domanda va presentata singolarmente, misura per misura:
- Per le borse di studio universitarie: portale regionale del diritto allo studio (ADiSU, DSU, EDiSU a seconda della regione).
- Per il Fondo per il Merito: sportelli delle banche convenzionate con il MUR, previa verifica dei requisiti di merito sul portale dell’ateneo.
- Per il bonus merito scuola secondaria: segreteria scolastica e portale del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
- Per i premi di produttività aziendale: contratto collettivo nazionale o aziendale, tramite l’ufficio risorse umane.
- Per gli assegni regionali specifici: bandi pubblicati periodicamente sui siti istituzionali regionali.
In quasi tutti i casi servono gli stessi documenti di base: ISEE aggiornato, certificazione dei crediti formativi o della media voti rilasciata dall’ateneo o dalla scuola, e un documento di identità in corso di validità. Fate attenzione alle scadenze, perché a differenza dell’Assegno di Inclusione, che ha requisiti stabili durante l’anno, i bandi al merito hanno finestre temporali strette, spesso legate all’anno accademico o scolastico, e una domanda presentata anche di un solo giorno in ritardo viene quasi sempre respinta.
Ricapitolando, chi cerca il reddito di merito dovrebbe in realtà orientarsi verso queste cinque strade, ciascuna con scadenze e moduli propri, che vanno verificati singolarmente ogni anno.
Domanda diretta: il reddito di merito esiste in Italia nel 2026?
No, il reddito di merito non esiste come misura nazionale unica in Italia nel 2026. Esistono invece diverse misure reali e già attive, legate al merito scolastico, universitario e lavorativo, ciascuna gestita da enti diversi (MUR, regioni, MIM, aziende), con requisiti e importi propri, spesso combinati con soglie ISEE.
FAQ - le domande che nessuno vi ha ancora risposto onestamente
Il reddito di merito è uguale al reddito di cittadinanza ma per meritevoli? No, non è la stessa cosa: il reddito di cittadinanza (oggi sostituito dall’Assegno di Inclusione) è una misura contro la povertà, mentre il reddito di merito resta un concetto discusso in politica, non una legge organica attiva.
Posso presentare domanda per il reddito di merito su un sito INPS? No, l’INPS non gestisce alcuna misura chiamata ufficialmente “reddito di merito”, perché questa misura non è mai stata approvata come legge nazionale unica.
Quali sono gli importi reali più vicini al concetto di reddito di merito? Le borse di studio universitarie al merito e i bonus regionali arrivano generalmente tra 500 e 2.000 euro annui, mentre i premi di produttività aziendale variano molto in base al contratto applicato.
Ci sono proposte di legge attuali sul reddito di merito? Sì, periodicamente tornano proposte parlamentari con questo nome, ma nessuna ha ancora completato l’iter legislativo per diventare misura nazionale operativa.
Perché si parla di “reddito” se in realtà si tratta quasi sempre di borse di studio o prestiti? Perché nel dibattito politico il termine “reddito” viene usato in senso ampio, per indicare un sostegno economico continuativo, anche quando la misura reale più simile, il Fondo per il Merito, funziona in realtà come un prestito d’onore da restituire.
Dove verifico se ho diritto a una misura di merito? Il modo più sicuro e’ consultare il portale ISEE dell’INPS insieme al portale regionale del diritto allo studio della propria regione di residenza (fonte INPS).
Concludendo
A conti fatti, il reddito di merito resta oggi più un’idea in cerca di legge che una misura da richiedere allo sportello. Le vere opportunità, quelle che potete attivare da subito, si chiamano borse di studio, Fondo per il Merito, bonus merito universitario, premi regionali e premi di produttività aziendale, ciascuna con la propria strada da percorrere.
La nostra redazione di esperti di welfare ha passato al setaccio le proposte politiche degli ultimi anni proprio per evitare che i cittadini perdano tempo dietro misure inesistenti, indirizzandoli verso ciò che davvero possono ottenere oggi. Vi auguriamo di trovare, tra le misure reali qui elencate, quella più adatta alla vostra situazione, e restiamo a disposizione per una consulenza gratuita e indipendente, per aiutarvi a capire quale bando o bonus fa davvero al caso vostro. Se avete dubbi su quali documenti servono per richiedere una misura, consultate la nostra guida sui certificati online PA per sapere dove ottenerli.